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------- Le serie prodotte della Autobianchi A112 -------

La prima serie

Al momento dell' avvio ufficiale della commercializzazione, che avvenne nel corso dell'Ottobre 1969, l' Autobianchi A112 era disponibile in un'unica versione, equipaggiata con il motore tipo FIAT 100, un quattro cilindri in linea dotato di albero a camme laterale, contraddistinto dalla cilindrata di 903 cm³ e erogante 44 CV di potenza massima.

Accoppiato ad un cambio manuale a 4 rapporti, consentiva all 'utilitaria prodotta dalla casa automobilistica di Desio a sfiorare i 140 km/h di velocità massima, pur con consumi abbastanza contenuti (in media 6,9 litri ogni 100 km).

Le ottime doti di accelerazione della vettura, che passava da 0 a 100 km/h in soli 13,7 secondi e percorreva i 400 metri con partenza da fermo in 18,874 secondi, fanno ritenere che il motore disponesse in realtà di una potenza superiore ai 44 cv dichiarati dalla casa costruttrice.

L'impianto frenante della vetturetta era di tipo misto (dischi davanti e tamburi dietro), ma privo di servofreno, mentre il freno a mano inusualmente agiva sulle ruote anteriori.

Il comportamento stradale complessivo era assai gradevole, sia per quanto riguarda brillantezza, sia per quanto riguarda la maneggevolezza e tenuta di strada.

L'allestimento prevedeva sedili rivestiti in skai, e plancia con strumentazione circolare, mentre il bagagliaio aveva una capienza di 180 litri, ampliabili ribaltando lo schienale posteriore.

Nel corso dell' autunno dell' anno 1971, per ottemperare a questioni di sinergia industriale, e per uniformare la produzione tra la Fiat 127 e la Autobianchi  A112, venne installato su quest'ultima lo stesso motore erogante 47 CV di potenza massima che equipaggiava la neonata di casa Fiat, anche se l' Autobianchi continuò a dichiarare per parecchio tempo per il propulsore che equipaggiava quella che nel frattempo si era rivelata essere una vetturetta riuscitissima, una potenza effettiva di 44 CV.

Sempre nel corso di quell' anno, forte del successo ottenuto, accoppiato alle ottime doti stradali che la fortunata vetturetta dimostrava di possedere, la casa madre decise di ampliarne la gamma con l'introduzione delle versioni "E" ed  "Abarth".

La prima presentava finiture più curate rispetto al modello dal quale derivava,  quali la verniciatura del tetto in colore contrastante (proprio come sulla Mini...), e dotazione di accessori più ricca, mentre la seconda era una vera e propria pepata versione sportiva, allestita sfruttando le indubbie capacità dell'atelier di Carlo Abarth.

L Autobianchi A112 Abarth, che sarà anche l'ultimo modello sviluppato con un certo grado d'autonomia dall'Abarth (che proprio quell'anno venne assorbita in toto dalla Fiat...), era equipaggiata con un esclusivo propulsore quattro cilindri monoalbero, sempre corredato della distribuzione ad aste e bilancieri[, contraddistinto dalla cilindrata di 982 cm³ , e in grado di sviluppare una potenza massima di 58 CV, che inoltre garantiva ampi margini d'elaborazione.

A causa delle maggiori prestazioni fornite dal motore, l'impianto frenante venne potenziato e completato dall' adozione del servofreno.

La caratterizzazione estetica della carrozzeria, offerta solo nel colore rosso con cofano motore, passaruota, sottoporta e fascia posteriore tra i gruppi ottici in nero opaco e marchietti Abarth (il famoso scorpione) sulle fiancate, era molto marcata, così come lo era quella degli interni, che erano equipaggiati con sedili anteriori anatomici con poggiatesta, volante sportivo e strumentazione completa di contagiri, termometro olio e manometro olio).

Col tempo, grazie anche ai numerosi trofei monomarca, la Autobianchi A112 Abarth divenne un'autentica "palestra" per futuri piloti, tanto che proprio con una Autobianchi A112 Abarth Attilio Bettega vinse il primo trofeo denominato "A112 Abarth rally".

La seconda serie

Nel corso del mese di marzo dell' anno 1973 vennero apportate al modello alcune leggere modifiche che, comunque, fecero parlare della nascita di una seconda serie.

All' esterno fecero la loro comparsa nuovi paraurti,  costruiti in plastica nera, e corredati di inserti cromati, anziché metallici con profilo in gomma, una diversa mascherina anteriore caratterizzata da una "maglia" di foggia differente rispetto alla precedente, e nuovi cerchi ruota, anch' essi caratterizzati da un disegno diverso rispetto a quelli prodotti in precedenza, mentre gli interni vennero fatti oggetto di varie migliorie, sia alla plancia, sia alla selleria.

L'eredità della A112 E, venne raccolta dalla versione "Elegant", caratterizzata dall' adozione di finiture più curate, nonchè dalla possibilità di ottenerla anche con verniciatura monocolore, mentre la versione base, ora denominata "Normale" conservava i paraurti in metallo corredati di fascia in gomma.

Il modello a subire i maggiori mutamenti estetici fu, però, la Autobianchi A112 Abarth, che ora, a differenza di quanto accadeva in precedenza, si poteva ottenere anche in una livrea  monocolore.

Nel caso in cui la si fosse ordinata allestita nella livrea bicolore le parti verniciate in nero opaco si riducevano al solo cofano motore.

All'interno la nuova versione del popolare modello era corredata di nuovi sedili, rivestiti in tessuto a scacchi, mentre dalle fiancate erano scomparsi i loghi a forma di scorpione.

Le motorizzazioni rimasero invece invariate, sicchè la versioni normali continuarono ad essere equipaggiate con il 903 cm³, mentre la versione Abarth continuò ad essere equipaggiata con il 982 cm³, e neppure i valori della potenza massima erogata dai propulsori subì variazione alcuna.

La casa madre, in concomitanza con la presentazione della seconda serie, colse l' occasione per dichiarare ufficialmente la potenza massima erogata dal propulsore che l'equipaggiava, anche se, come abbiamo visto, con ogni probabilità il propulsore disponeva già di 47 CV fin dall'epoca del suo debutto.

La terza serie

La terza serie, presentata ufficuialmente all'inizio dell' anno 1975, differiva dalla precedente per alcuni particolari, quali i gruppi ottici posteriori, che erano stati ridisegnati (con luce di retromarcia integrata su Elegant e Abarth), griglia di sfogo sul montante posteriore più ampia ed una differente conformazione dei pannelli interni posteriori che, garantendo maggior spazio trasversale, avevano consentito l'omologazione per 5 persone (prima era per 4).

Sulla Autobianchi A112 Normale i paraurti, sempre metallici, divennero neri opachi, e privi di fascia in gomma.

La gamma Abarth, per la quale vennero rese disponibili anche nuove tinte, quali il  blu elettrico, il verde brillante, e la nuova tonalità di rosso, in caso di verniciatura bicolore, si ampliò con l'introduzione della versione equipaggiata con il propulsore contraddistinto dalla cubatura di 1050 cm³, in grado di erogare ben 70 HP, derivato dal 982 cm³.della versione erogante 58 HP.

La versione equipaggiata con il propulsore avente la cilindrata di 982 cm³ rimase comunque in listino col nome di "Autobianchi A112 Abarth 58 HP".

Nel mese di luglio dell' anno 1975 la potenza della versione "Normale", anche allo scopo di contenere ulterioremnte i consumi, venne ridotta a soli 42 CV, mentre nel corso dell' anno  1976 venne tolta dal listino ufficiale della casa la versione Abarth equipaggiata con il motore erogante 58 HP.

Sempre nel corso dell' anno 1976 il motore della versione "Eegant " venne depotenziato a 45 hp a causa dell'introduzione delle normative sulle emissioni inquinanti, agendo principalmente sulla configurazione del diagramma della distribuzione.

Queste in dettaglio le modifiche effettuate: riduzione delle fasi della distribuzione (aspirazione da 25°/51° a 17°/43°, scarico da 64°/12° a 57°/3°) e diminuzione dell'alzata delle valvole passata da 8,8 a 8,4 mm.

Si adottò anche un nuovo carburatore, dotato di un diffusore da 22 mm (Weber 30 IBA 22) in luogo dell'originale da 24 mm (Weber 32 IBA 20).

Questi i nuovi dati di erogazione: potenza max. 45  CV/din a 5600 giri/min. Coppia max. 6,5 kgm/din a 3000 giri/min.

La quarta serie

Con il restyling posto in atto nel corso dell' anno 1977 nacque la quarta serie, e a differenza di quanto era accaduto in precedenza, questa volta le modifiche attuate sulla popolare vetturetta furono di natura ben più radicale.

Aveva quindi effettivamente,senso parlare di una nuova serie, poichè  basti pensare che per esempio, il padiglione venne rialzato di ben 2 cm sopra la linea dei gocciolatoi per migliorare l'abitabilità in altezza, mentre gli interni (plancia, sedili, pannelli...) vennero totalmente e completamente ridisegnati.

All'esterno cambiarono totalmente anche la mascherina anteriore (più ampia ed in plastica nera), i gruppi ottici posteriori (di nuovo disegno) e la griglia di sfogo sui montanti posteriori (ampliata).

Le versioni Elegant e Abarth adottarono anche nuovi paraurti integrali in plastica nera e fascioni protettivi laterali fabbricati con lo stesso materiale (sulla Normale rimasero invece due paraurti metallici sottili verniciati di nero opaco).

La sportiva Abarth, invariata nella meccanica, venne dotata di uno spoiler, posizionato sotto al paraurti anteriore, e fece la sua comparsa una  vistosa "gobba" sul cofano motore (che inglobava anche un'ampia presa d'aria e i marchietti Abarth).

La Elegant, le cui prestazioni si erano un po' offuscate a causa della energica "cura antinquinamento" a cui era stata sottoposta necessitava invece di un motore più adeguato.

Tale versione venne allora equipaggiata con un nuovo propulsore, contraddistinto dalla cilindrata di 965 cm³ , in grado di sviluppare una potenza massima di 48 CV , derivato dal precedente semplicemente aumentando leggermente l'alesaggio dei cilindri.

Questo nuovo propulsore, anche se un po' meno grintoso del precedente 903 cm³ in grado di erogare 47 HP, disponeva di una curva di coppia motrice più equilibrata, che donava alla vettura una migliore elasticità di marcia soprattutto ai regimi medio-bassi.

Sulla Autobianchi A112 Normale continuò ad essere montato il collaudatissimo propulsore avente una cilindrata di 903 cm³ , erogante 42 HP, mentre tutta la gamma venne equipaggiata con il classico servofreno a depressione. 

La quinta serie

Nel corso dell' anno 1979 venne presentata la quinta serie del popolare modello, caratterizzata dalla presenza di svariate modifiche estetiche e funzionali, e finalmente dalla presenza del cambio dotato di quinta marcia, che oltre a limitare i consumi, consentiva un migliore sfruttamento del propulsore.

La carrozzeria venne invece "addobbata" pesantemente a livello estetico, a dire il vero in modo piuttosto discutibile, tramite l' adozione di una nuova e più elaborata mascherina anteriore, di paraurti di maggiori dimensioni completamente realizzati in plastica, montati su tutte le versioni del riuscitissimo modello.

Vennero poi adottati anche i "fascioni paracolpi laterali", anch' essi realizzati in plastica, e raccordati ai paraurti tramite i "codolini passaruota", realizzati con lo stesso materiale.

Fecero la loro comparsa anche i nuovi gruppi ottici posteriori, che erano "annegati" in una massiccia ed eccessiva cornice di plastica nera, che incorporava anche la targa posteriore.

Cambiò anche la foggia delle frecce alaterali, che erano state ridisegnate e collocate in una posizione più arretrata, e fecero anche la loro comparsa delle inedite targhette identificative laterali, recanti il nome delle varie versioni.

Aumentarono anche le dimensioni dello specchietto retrovisore esterno, il cui guscio era ora realizzato in materiale plastico, mentre gli interni subirono solo modifiche limitate e di dettaglio.

Entrarono poi a far parte della  gamma  due nuovi modelli, denominati Autobianchi A112  "Junior" e Autobianchi  A112 "Elite".

Il primo, equipaggiato con l' arcinoto  903 cm³ erogante  42 CV abbinato al cambio a 4 marce, sostituiva la vecchia "Normale" alla base della gamma, mentre il secondo, equipaggiato con la variante di 965 cm³ del 4 cilindri Fiat abbinato ad una trasmissione manuale a 5 rapporti, s'inseriva, per finiture ed equipaggiamento, un gradino al di sopra della versione Elegant , per la quale divenne disponibile, a richiesta, il cambio a 5 marce

L'adozione di serie della 5ª marcia rappresentò invece l'unica novità tecnica di rilievo per la versione Abarth, che adottò anche i cerchi in lega leggera ed i fendinebbia.

A richiesta, tutte le versioni, potevano essere equipaggiate con il tergilunotto, mentre per la Junior fu reso disponibile anche un tetto apribile panoramico in tela.

La sesta serie

L'eccessiva "plastificazione" (esito infelice di una tendenza stilistica manifestata dall' industria automobilistica nazionale proprio in quell' epoca, e che raggiunse il massimo sviluppo nel corso del decennio successivo, dando spesso luogo a risultati esteticamente molto discutibili...)  della quinta serie, venne in qualche modo corretto con l' immissione sul mecato al sesta serie, nel corso dell' anno 1982.

All'esterno fu operata una notevole semplificazione delle sovrastrutture in materia plastica, che si tradussero nell' adozione di una mascherina anteriore contraddistinta da un design meno elaborato, di gruppi ottici ridisegnati, privi della ridondante cornice adottata in precedenza.

Vennero poi adottati dei fascioni laterali più sottili e meno appariscenti, e vennero anche eliminati i codolini di raccordo tra passaruote e paraurti, mentre questi ultimi erano caratterizzati da un disegno più lineare e pulito.

Gli interni delle varie versioni furono invece sottoposti ad un radicale restyling, e vennero completamente rinnovati.

La  versione Abarth conservò i codolini di raccordo tra paraurti e passaruota, allo scopo di allargare i parafanghi, e  si affiancò a quelli già disponibili (Junior, Elegant, Elite e Abarth), il lussuoso allestimento LX, che abbinava la meccanica della versione Elite a finiture ancora più curate (interni in velluto, vetri atermici, finestrini anteriori azionabili elettricamente, tergilunotto, poggiatesta anteriori, orologio digitale interno).

Fra i colori metallizzati disponibili risultò di particolare eleganza il verde scuro metallizzato 382 disponibile anche per la versione Abarth 70 hp, di cui oggi rimangono pochissimi esemplari in circolazione.

La settima serie

La settima serie, prodotta a partire dall' anno 1984 presentava solo alcuni ritocchi minimi di carattere estetico, nonchè ed un miglioramento dell'equipaggiamento.

Il paraurti anteriore venne modificato e predisposto per il montaggio dei fari fendinebbia (di serie sulle Abarth e a richiesta sulle altre varianti).

Su tutte le versioni, tranne che sulla Junior, la targa venne spostata sul paraurti ed i gruppi ottici vennero uniti da una vistosa fascia in materiale riflettente (catadiottro) riportante il logo Autobianchi e il nome dell'allestimento.

Su tutte le versioni, esclusa la Junior, che conservava i coprimozzi ridotti, e la Abarth, che aveva le ruote in lega, i copricerchi divennero integrali.

La Abarth, inoltre, venne addobbata da una strip adesiva laterale, posta sopra il fascione antiurto, recante  la sigla identificativa del modello.

L'ottava e ultima serie

Nel corso dell' anno 1985, con la nascita e la successiva immissione sul mercato della nuova e rivoluzionaria Autobianchi Y10, la gamma di modelli prodotti sino ad allora subì una drastico e radicale rimaneggiamento, tanto che venne mantenuto nel listino ufficiale della casa solamente un' unica versione, l' Autobianchi A112 Junior, che venne commercializzata ancora per qualche tempo, in contemporanea con la sua erede, e che perse anche la sua denominazione ufficiale, diventando la Autobianchi A112 "unificata".

Allo scopo di favorire la vendita degli ultimi esemplari di Autobianchi A112 prodotti, che ovviamente non potevano più competere con la nuova, riuscita e rivoluzionaria erede, e che comunque, pur ancora validi meccanicamente ed esteticamente, scontavano ormai inevitabilmente una notevole anzianità di progetto, la casa madre vagliò una particolare campagna pubblicitaria, volta ad incentivarne la vendita.

Qui di seguito è visibile il filmato dello spot relativo a tale campagna pubblicitaria, ove ovviamente si pone con incisività l' accento sulle agevolazioni di carattere economico qual' ora l' eventuale acqirente decida per l' acquisto.

Per dover di cronaca, va detto che le caratteristiche sia meccaniche, sia estetiche dell' ultima versione della vetturetta immessa sul mercato, rimasero sostanzialmente invariate rispetto a quelle prerogativa della versione prodotta in precedenza, ossia la Autobianchi A112 Junior.

La Autobianchi A112 "unificata", rimase nel listino ufficiale della casa madre sino alla fine dell' anno 1986, allorquando, dopo ben diciassette anni di onorato servizio, la piccola, brillante, e indovinatissima utilitaria costruita dalla casa di Desio uscì definitivamente di scena.

Un bel disegno, raffigurante una Autobianchi A112 straniera

Un bel disegno, raffigurante una Autobianchi A112 Abarth

Un bello spaccato della Autobianchi A112 prima serie

Una curiosa istantanea scattata ad una Autobianchi nA112 nel lontano 1974

Un bell' assieme di disegni raffiguranti viste di

una  Autobianchi  A112 Abarth da competizione